I maiali domestici, della famiglia dei Suidi, deriverebbero dal cinghiale (Sus scrofa o Sus ferus), che già 10 milioni di anni fa era molto diffuso sia in Europa che in Asia e nel Nord Africa.
Questo quadrupede “opportunista” forse decise di stabilirsi in prossimità degli insediamenti umani dove disponeva di resti abbondanti e della protezione dai grandi carnivori. Il sodalizio fra uomini e suini, dopo i primi contatti, divenne subito un successo.
I suini, sono straordinariamente prolifici, crescono rapidamente di peso e realizzano il massimo del rapporto fra investimento nell’allevamento e resa. Ma, soprattutto, sono onnivori e, nonostante siano una formidabile fabbrica di proteine, non sottraggono alcun tipo di risorsa importante agli umani. Sfruttano i prodotti di aree non agricole e non interferiscono con le quelle riservate agli erbivori: capre, pecore, bovini, cavalli. Nelle porcilaie tradizionali, al maiale vengono somministrati, in gran parte, residui alimentari e agricoli (siero di latte, patate di scarto, rape, zucche di terza scelta, cruscami).
In Europa gli ordini conventuali, gli ospizi, gli ospedali, grossi produttori istituzionali di rifiuti, utilizzavano i maiali come netturbini. Anche le città, prima di dotarsi di servizi di nettezza urbana, usavano branchi di suini.
In una dieta che per le popolazioni padane era forzatamente “vegetariana” e povera di proteine animali, il maiale era un’insostituibile fonte di carne.