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Palladianesimo
Teoria e Prassi
Raramente nella storia dell’architettura si è riusciti in modo così concorde a definire “stile” una posizione individuale e chiaramente delimitata come nel caso di Palladio, tanto da dare origine a una categoria stilistica divenuta celebre come “il palladianesimo”. Il termine – usato troppo spesso in modo improprio, anche dalla critica più raffinata – indica innanzi tutto il fatto che l’idea di architettura del Palladio e la sua esecuzione formale sono stati applicati a molte opere architettoniche e indica altresì che le sue soluzioni non solo sono state accettate, ma sono state riprese ed elaborate. Lunga e complessa è la storia del “modello palladiano” e dei suoi successi, una storia che in momenti diversi di un ampio arco temporale, abbraccia tutti i paesi d’Europa, spingendosi addirittura oltre oceano, e che trova insigni estimatori anche in tempi recenti, se è vero, come sostiene l’autore di questo libro che in «Ostendorf, in Le Corbusier e in Peter Eisenmann si trovano le tracce di un nuovo palladianesimo caratterizzato ancora una volta da estrema semplicità, “trasparenza” e completezza formale».
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Caratteristiche Tecniche
Finiture:
cartonato/tela/sovracoperta/cofanetto
Formato:
27x32,6 cm
Pagine:
320
Numero illustrazioni:
350 a colori e bicromia
Lingua:
italiana
ISBN:
9788877433091
Prezzo:
€ 70,00
Panoramica
- «Non res, sed similitudines rerum» – Cicerone come guida al fenomeno del palladianesimo
- Vicenza 1800 circa: immaginazione e idea, distanza e prossimità al modello palladiano
- Ancora: «Il Bello di Proporzione». La distanza dalla regola e dalla dottrina
- L’immagine inevitabile e la sua autonoma affermazione; il palladianesimo “reale” e “fittizio”
- Le ragioni dell’autorità di Palladio
- Monumento e regola: come afferrare la concretezza
- «…comprendere, in disegno ridurlo» del progetto
- «A parte per parte», «a membro per membro»: figure e segni architettonici
- Il plasmare, un procedimentosillogistico – e la metafora del linguaggio
- Formalizzazione – e perdita di corporeità e concretezza
- «Formule» – Aspirazione a una dottrina universale del progetto
- “Edilizia privata e affini”
- Il «Frontespicio nella facciata dinanti»
- Dal «Frontespicio nella facciata dinanti»
- «Teutsch-Italiänisches»
- La visione distanziata e l’approccio normativo all’architettura
- «Cascine olandesi» – La via del classicismo
- «Palladianism» – ovvero «englishness»!
- Grandezza e semplicità – e modernità
Autore
Werner Oechslin (1944, Einsiedeln, Svizzera) ha studiato Storia dell’Arte, Archeologia, Filosofia e Matematica a Roma e a Zurigo, dove si è laureato nel 1970. Ha insegnato al prestigioso MIT di Cambridge (Mass.), a Berlino e quindi a Bonn (dal 1980 al 1985), prima di ricoprire la docenza a Ginevra; dal 1986 è professore ordinario di Storia dell’Arte e dell’Architettura al Politecnico di Zurigo (ETH), dove è stato anche Direttore dell’Istituto di Storia e Teoria dell’Architettura (1986-2006). Visiting professor alla Harvard Graduate School of Design (1987). Innumerevoli sono i suoi contributi sulla storia dell’arte e dell’architettura dal XV al XX secolo, sulla teoria architettonica, sull’architettura del moderno. Ha pubblicato importanti testi su problemi specifici di disegno, di tipologia e di architettura effimera. Referente a livello internazionale sia di eventi espositivi sia di riviste specialistiche e di comitati scientifici di istituzioni ed enti, dei quali è membro (fra gli altri, il C.I.S.A., la Internationale Bauakademie Berlin; coeditore della rivista “Daidalos” dal 1981 al 1998). Ha partecipato alla prima fase organizzativa della Accademia di Architettura di Mendrisio. Alla fine del 1998 ha fondato la «Stiftung-Bibliothek Werner Oechslin» ad Einsiedeln, inaugurata nell’estate 2006, come pure la rivista “Scholion”. Dal 1999 coordina presso questa Fondazione progetti inerenti la storia delle teorie architettoniche e la loro diffusione, nonché promuove il Barocksommerkurs, che richiama studiosi da tutto il mondo a un confronto con le giovani generazioni.
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Storiche dimore del Garda
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Museo del manicomio di San Servolo
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